In questi giorni Coldiretti Asti si appresta a ridiscutere la corretta rappresentatività economica, politica e sociale, partendo dalle riunioni zonali dove si avvia un percorso di formazione dei futuri dirigenti. Si tratta di un passaggio significativo strettamente legato ad un rinnovamento del sistema decisionale dove sovente gli imprenditori agricoli vengono relegati ai margini e dove più volte Coldiretti ha messo sotto accusa l’attuale assetto per una mancanza di etica delle responsabilità. Inutile sottolineare come i dirigenti della più grande forza sociale del territorio abbiano individuato lungo la filiera agricola situazioni parassitarie e prese di potere poco trasparenti che influenzano negativamente il mondo produttivo distraendo risorse a chi effettivamente lavora e produce. In questo senso occorre sottolineare come l’obbiettivo primario dell’organizzazione miri a ridefinire azioni in grado di influenzare l’economia.
In provincia di Asti buona parte dell’economia ruota attorno al settore vitivinicolo e diventa dunque importante avere una strategia sul futuro del settore. In questi giorni la consulta vitivinicola regionale Coldiretti presieduta dall’astigiano Maurizio Soave su delega del presidente Paolo Rovellotti, ha definito una serie di proposte da concretizzare nell’immediato. Argomento di stretta attualità è la distillazione di crisi dei vini Barbera Piemonte, Dolcetto Monferrato, Piemonte Brachetto. Alla Consulta Coldiretti non è sfuggito il fatto che siano modesti i volumi da distillare rispetto alle iniziali previsioni dei richiedenti, che a pochi giorni dalla vendemmia, periodo di per sé già ricco di tensione, scesero in piazza per dichiarare apertamente la crisi. Il mercato in ripresa oggi ha lenito le ferite e dal momento che la Regione Piemonte dovrà riproporre una proposta di applicazione della misura, in quanto la prima formulazione è stata cassata, l’organizzazione propone che il prezzo sia calcolato in base al grado alcolico del vino da distillare. Questo per valorizzare e differenziare le partite migliori e diversificare gli impegni di riduzione delle rese future – come stabilisce lo specifico decreto attuativo - tra chi distilla e chi no, evitando di estendere la penalizzazione a tutta la Denominazione e quindi anche a chi non usufruirà del provvedimento. La possibilità di adesione alla misura d’intervento, che attinge fondi regionali da finanziamento OCM, secondo Coldiretti deve inoltre essere aperta a tutti i soggetti, sia associati che singoli.
Un altro punto su cui si batte da sempre Coldiretti è la semplificazione del settore vitivinicolo, ribadendo attraverso una recente lettera indirizzata all’Assessore regionale Sacchetto la necessità di approdare attraverso l’istituzione di un tavolo regionale ad una riduzione dell’attuale, soffocante, carico burocratico alle aziende.
Coldiretti punta il dito sulla questione del piano dei controlli delle DOC e DOCG, che presenta addirittura punti peggiorativi, in ordine alla vessazione dei produttori, rispetto il precedente.
Secondo Coldiretti l’attuale formulazione di modifica del Disciplinare Piemonte per le tipologie Rosso, Rosato e Bianco, non è allineata alle esigenze della filiera produttiva e rischia di lasciare inutilizzata la DOC, invece necessaria per affrontare il segmento di mercato dei vini di largo consumo. Si sottolinea, in ogni caso, la necessità di dare una spiccata caratterizzazione territoriale a queste tipologie, inserendo vitigni “autoctoni”. Per queste proposte tecniche Coldiretti procederà inviando apposita lettera ai Consorzi interessati.
Per un adeguamento del contributo di ristrutturazione vigneti Coldiretti ha provveduto ad inviare una nota a livello nazionale, sottolineando la necessità di verifica delle reali spese di impianto.
Forte preoccupazione desta la questione vendite comunitarie che con l’introduzione del documento telematico sta ostacolando le imprese, anche quelle appartenenti allo status di “piccolo produttore” che sarebbero esenti dalla telematizzazione. Confusioni ed incomprensioni, anche dovute alla novità, coinvolgono le dogane europee, con gli operatori costretti ad attendere troppo a lungo le autorizzazioni. Una situazione che comporta la perdita degli ordini, o blocca le merci in partenza, o in dogana o richiede perdite di tempi e aggravio di costi per quelle che sovente sono semplici formalità. La Consulta Coldiretti ha quindi chiesto alle dogane piemontesi un incontro urgente.
In fine l’attuale livello al 20% della tassazione IVA appare decisamente inadeguato e Coldiretti sta studiando una proposta per l’abbassamento, considerando che il vino è, e resta, un componente del pasto quotidiano.
5 Aprile 2011
Vitivinicolo: strategie per il futuro