8 Gennaio 2026
Vita difficile per i vini italiani nell’oltreoceano

Focus sui mercati statunitensi, canadesi e brasiliani

Occorre essere un po’ camaleontici e servono politiche mirate, coraggiose e lungimiranti

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I primi di gennaio, come ogni anno, tornano ad essere occasione di bilanci sull’andamento dell’annata appena conclusa e sulle prospettive di quella da poco iniziata, in questo caso, con uno specifico focus sui vini italiani nel mercato d’oltreoceano, così come emerso da un recente webinar di settore organizzato nel Monferrato.

Indipendentemente dai dazi, nella city della Grande Mela, espressione di abbondanza e di opportunità, negli ultimi tre anni i prezzi dei vini sono aumentati del 30/40%, ma l’americano medio ha poca cultura sul vino e, pertanto, taglia ciò che reputa un lusso.

Con l’avvento dei nuovi dazi e col dollaro che è calato fino al 7% rispetto all’euro, inoltre, è facile imbattersi in incrementi che arrivano al 20%; il tutto, con ripercussioni negative sulle vendite e sull’invenduto, con una prospettiva di pressione verso il basso.  In generale, a tenere il mercato non sono tanto le tipologie di vino di per sé, ma la fascia prezzo.

Nei ristoranti americani i clienti medi non spendono più di 150 dollari per una bottiglia di vino; questo, significa che taluni blasonati vini di bandiera, anche piemontesi, restano appetibili solo per i consumatori/clienti di fascia milionaria. Parimenti, tiene la fascia prezzo basso. Parliamo dei vini in uscita tra i 10/12-30 euro, che finiscono nella ristorazione statunitense a meno di 150 dollari.  

Scendendo nel sud America, negli ultimi 10 anni il gusto del brasiliano medio è cambiato, ma il problema dei costi di importazione, mediamente intorno al 70%, resta un ostacolo. In Brasile e nel sud America non c’è molto la cultura del vino, tanto meno, di quello biologico e sostenibile. A tenere sono le fasce prezzo estreme (bassa e alta) e c’è una generale tendenza a prediligere i vini dolci, più abboccati e zuccherini.

In Canada, poi, la situazione è resa ancora più complessa dal Monopolio (SAQ: Société des alcools du Québec; LCBO: Liquor Contro Board of Ontario, ecc.), quindi, sono soggette a regole e normative molto strette. E’ necessario attenersi ai tender che escono ogni 6 mesi dal Monopolio governativo. Inoltre, c’è l’importazione privata, ma anche qui i margini sono stretti. Dipende tutto dalla capacità d’importazione che il governo concede, quindi, di vendita degli stock che devono avvenire entro massimo 150 giorni, per evitare super tasse e distruzione del prodotto. Il governo impone come, quando e in che tempo vendere il vino. La crisi congiunturale che sta attraversando anche il Canada ha ridotto il potere d’acquisto e il vino medio di gamma funziona poco. Bene, anche in Canada, i vini premium e di primo prezzo, rispetto ad una realtà molto interessante ma, altresì, molto difficile.

Altro dato evidenziato è che la Generazione Z non beve più, in parte perché ha poca cultura del vino e in parte perché ha meno disponibilità economica. 

“Insomma, lo scenario non è molto incoraggiante, ma neppure insormontabile” commenta la presidente Monica Monticone. “Occorre avere conoscenza dell’evoluzione dei mercati, per poter ricalibrare il giusto approccio; allo stesso modo serve investire nella promozione e nella partecipazione alle fiere di settore. E’ dunque necessario essere un po’ camaleontici, ma anche poter contare su politiche mirate, coraggiose e lungimiranti. Da italiani, infine, non posiamo prescindere dal prendere coscienza di quanto sia dirimente il valore dell’educazione e della cultura enoica quale imprescindibile componente narrativa e scientifica della promozione, valorizzazione e vendita dei nostri vini”.

“Anche sul fronte normativo Coldiretti sta perorando la causa a difesa del vino Made in Italy e lo sta facendo sui tavoli dei diversi livelli istituzionali, in particolare, quelli europei, per contrastare l’italian sounding, quindi, il falso prodotto italiano e la concorrenza sleale, a difesa e tutela delle produzioni di bandiera” conclude il Direttore Giovani Rosso.

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