13 Maggio 2020
Verso la “Fase 2” per tutti, tranne che per la fauna selvatica

Danni ingenti all'agricoltura: servono interventi immediati e straordinari

La Regione più di fare i censimenti dovrebbe riaprire la caccia selettiva


“Speriamo possa cominciare la “Fase 2” anche per la lotta alla fauna selvatica e vengano avviati seriamente gli abbattimenti”, è desolato il presidente di Coldiretti Asti, Marco Reggio, di fronte alle segnalazione di danni arrecati alle colture da cinghiali, caprioli, selvaggina e roditori vari.

La situazione è insostenibile – precisa il direttore di Coldiretti Asti, Diego Furia –, dopo il lockdown occorre un intervento deciso e immediato. I nostri imprenditori non possono più aspettare di vedere andare in fumo i loro raccolti”.

La netta presa di posizione dei dirigenti di Coldiretti Asti, oltre ad essere dettata dall'esasperazione e dalle migliaia di danni che si stanno registrando nell'Astigiano, è anche spinta dal tergiversare delle istituzioni.

Occorrerebbero permessi straordinari ai cacciatori, al di là dell'emergenza Covid, incentivi alla formazione di squadre per gli abbattimenti, risarcimenti snelli e immediati agli agricoltori danneggiati.

Invece, in realtà – rileva Furia -, è tutto fermo e a muoversi sono solo gli animali selvatici, liberi di scorrazzare tra i campi dove non ci sono più neppure gli operai agricoli a causa del tergiversare del governo sui voucher semplificati”.

La scorsa settimana – spiega Luigi Franco, vicedirettore Coldiretti Asti – la Regione Piemonte ha disposto la riattivazione dell'attività di monitoraggio e censimento della fauna selvatica, ma siamo ancora in attesa della riapertura della caccia di selezione agli ungulati, così come hanno fatto altre Regioni come la Liguria e l'Emilia Romagna già dal 4 maggio scorso. Che ci sia stato un incremento della fauna selvatica lo sanno tutti, basta aprire la finestra di casa, siamo in un momento particolarmente difficile e tutti dovrebbero rendersi conto che servono interventi straordinari per rallentare fin da subito questo drammatico fenomeno”.

Secondo recenti stime sarebbero oltre 2 milioni i cinghiali presenti sul territorio nazionale che vivono arando i terreni coltivati e mangiando i semi delle colture, i foraggi, la frutta, gli ortaggi, i germogli, danneggiando piante e piantini, e minacciando gli animali delle cascine. Si stimano danni per oltre 200 milioni di euro ai raccolti, con effetti anche sulla stabilità dei prezzi, mentre vengono monitorati i rischi per la salute provocati dalla diffusione di malattie come la peste suina.

A questo punto – conclude sconsolato il presidente di Coldiretti Asti – bisogna essere consapevoli che occorre difendere le forniture alimentari del Paese, diventate più preziose in questo momento e a rischio speculazione. Una preoccupazione che si aggiunge alla sicurezza e alla salute dei cittadini. I selvatici hanno ormai preso possesso del territorio e si sono spinti anche nei centri abitati con segnalazioni nei paesi e nelle grandi città, oltre che nelle aree coltivate. In pericolo oltre le produzioni agricole necessarie per soddisfare la domanda alimentare dei cittadini, ci sono anche la sicurezza delle persone che in alcuni territori sono assediate fin sull’uscio di casa, senza dimenticare gli incidenti stradali e i pericoli per i mezzi di soccorso”.

Abbiamo purtroppo anche la testimonianza – puntualizza Furia – di molti cittadini scoraggiati che non fanno neppure più le segnalazioni dei danni, rinunciando anche a richiedere un risarcimento, sia essi per l'agricoltura che per incidenti stradali. Un fenomeno che si verifica perché in molti casi il ristoro dei danni è minimo, se non nullo. Evidentemente questo comincia ad essere un punto di non ritorno rispetto all'abbandono delle terre”.

Ma di fronte a una situazione del genere inizia ad essere inquietante l'assenza della politica sulla questione. Nel novembre scorso, migliaia di associati Coldiretti, quando tra l'altro la situazione era già molto critica ma non su questi livelli, si presentarono “minacciosi” di fronte al Parlamento. “Presentammo – conclude Reggio - un dettagliato piano di intervento per contenere i danni provocati dalla fauna selvatica. Salirono sul palco i rappresentanti di tutti gli schieramenti politici, dichiarando il massimo appoggio alle nostre proposte, pronti ad intervenire con gli opportuni strumenti legislativi. In realtà non è stato fatto nulla e noi agricoltori siamo a subire ancora più danni che in gran parte non vengono risarciti e che ora rischiano di fare abbandonare il territorio al suo destino con un danno ancora più pesante, questa volta per l'intera collettività”.