15 Ottobre 2014
Una cerealicoltura a doppia velocità

Mentre non c'è ancora un verdetto definitivo sulla vendemmia, di certo il maltempo non ha risparmiato la campagna cerealicola 2014-2015. Un'annata balorda ma che per alcuni cerealicoltori dell'Astigiano ha aperto nuove prospettive e ha avuto un bilancio comunque positivo.
Ma andiamo per ordine, analizziamo prima le tante negatività del mercato.
Secondo un’analisi di Coldiretti formulata sulla base delle stime del Ministero delle Politiche agricole e di dati Istat, siamo in presenza di una diminuzione complessiva del 6 per cento nel confronto con la stagione passata.
Per il grano duro la produzione dovrebbe attestarsi sui 3,76 milioni di tonnellate, il sette per cento in meno rispetto al 2013, nonostante la tenuta delle superfici coltivate (1.270.000 ha). In calo anche il raccolto di grano tenero, atteso a quota 3,37 milioni di tonnellate. Qui gli ettari seminati (605.000 ha) sono rimasti sui livelli passati ma ciò non è bastato ad evitare la diminuzione di prodotto (-3 per cento). Nel comparto mais c’è stata, invece, una riduzione negli investimenti produttivi: da 808.000 ettari nel 2013 si è passati a circa 737.000 nel 2014. Male anche l’orzo, che scende a quota 748mila tonnellate contro le 885mila tonnellate della passata stagione, con un segno negativo che ha riguardato anche le superfici coltivate (213.000 ha).
Per quanto concerne i prezzi di mercato, si registra, infine, una sostanziale tenuta del grano duro mentre nel tenero e nel mais le quotazioni restano al ribasso.
Ed ora passiamo alle positività.
Le prime proiezioni sulla qualità evidenziano che gli agricoltori sono sono riusciti a limitare i danni, vista la pessima stagione in campo. Fra questi ci sono un centinaio di produttori cerealicoli dell'Astigiano che hanno aderito al “Progetto Grano Tenero” attuato da Coldiretti Asti e il Consorzio Agrario delle Province del Nord Ovest: il prodotto conferito gli renderà 20 € al quintale. Una cifra nettamente superiore alla media, spuntata grazie all'applicazione di un disciplinare produttivo predisposto da Coldiretti Asti che ha permesso la produzione di grani di alta qualità collocati dal Cap Nord Ovest nella fascia alta di mercato.
“Questa nostra iniziativa – sottolinea Antonio Ciotta, direttore provinciale Coldiretti – proprio in un momento difficile per i mercati, è la dimostrazione che  grazie ad appositi accordi di filiera tra le aziende agricole e le industrie di trasformazione è possibile valorizzare il grano prodotto in provincia di Asti. Il mercato chiedeva garanzie sulla qualità e i nostri produttori hanno saputo offrirle”.
Un obbiettivo raggiunto soprattutto accorciando la filiera, in questo senso è strategica la sinergia con i Consorzi Agrari. “Il CAP Nord Ovest con il “Progetto Grano Tenero” dei produttori dell'Astigiano – sottolinea il vice presidente Adriano Cavallito – si è fatto garante dell’operazione ed ha fornito tutta la logistica. Abbiamo fornito le giuste sementi e gli altri prodotti per la coltivazione ed abbiamo così potuto garantire la piena tracciabilità della filiera”.
I cerealicoltori hanno poi fatto il resto, mettendo a dimora due specifiche varietà di grano: il “Bologna Qualità” e il “Graindor Qualità”. Il valore è stato poi determinato in base alle caratteristiche molitorie di ogni singola partita conferita al Consorzio, fissando come riferimento la media delle quotazioni massime del listino della Borsa di Bologna rilevate tra la prima quotazione del raccolto 2014 ed il primo mercato di agosto 2014 e rapportando il prezzo ai parametri qualitativi.
“Il Progetto Grano Tenero – conclude Roberto Cabiale, presidente Coldiretti Asti – si inserisce nell'ampia progettualità Coldiretti di “Una filiera agricola tutta italiana” che sta dando tante soddisfazioni a tutti gli agricoltori. Abbiamo così dimostrato che anche per i cereali, contrariamente a quanto molti pensavano, è possibile avviare importanti contratti di filiera e dare maggiore valore aggiunto alle produzioni. Continueremo su questa strada incrementando ulteriormente gli accordi con le industrie molitorie e di trasformazione, ma non dimentichiamo che la provincia di Asti ha anche un altro forte valore aggiunto sulla cerealicoltura: la filiera della carne con la pregiata razza bovina Piemontese. L'alimentazione degli animali è un altro importante sbocco della nostra produzione e su cui in futuro si potrà sicuramente lavorare molto, e bene”.

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