Le tavole degli italiani si sono impoverite in quantità nel 2011 con meno carne bovina (-0,1 per cento), pasta (-0,2 per cento) carne di maiale e salumi (-0,8 per cento), ortofrutta (-1 per cento) e addirittura meno latte fresco (-2,2 per cento). Secondo Coldiretti i dati Istat sui conti pubblici evidenziano una flessione particolarmente marcata nella media dell'anno della spesa per i generi alimentari (-1,3 per cento).
L’effetto dell’aumento dell’Iva si è già sentito sui consumi di vino, in calo dell’1 per cento. Il rincaro dell’imposta dal 20 per cento al 21 per cento entrato in vigore il 17 settembre ha colpito anche la birra, le acque minerali e i succhi di frutta.
Ma il previsto nuovo aumento dell’aliquota potrebbe peggiorare ulteriormente la situazione, andando a colpire tutti i prodotti alimentari e spingendo pericolosamente l’inflazione, con un ulteriore effetto depressivo dei consumi e sull’intera filiera agroalimentare Made in Italy.
L'ulteriore balzo dell’Iva al 23% costerà agli italiani oltre un miliardo solo per le spese alimentari. E’ quanto emerge da una analisi Coldiretti sugli effetti dell’articolo 18 della manovra del Governo Monti che fa scattare dal primo ottobre 2012 un aumento del 2 per cento delle aliquote Iva del 10 per cento e del 21 per cento, applicate a numerosi prodotti alimentari. Un aumento che - sottolinea la Coldiretti - non mancherà di determinare ulteriori effetti depressivi sulla spesa per i generi alimentari. L’aumento dell’iva dal 21 al 23 per cento colpirebbe ulteriormente l’acqua minerale, la birra e il vino ma anche specialità come i tartufi mentre a quello dal 10 al 12 per cento sono interessati dalla carne al pesce, dallo yogurt alle uova ma anche il riso, il miele e lo zucchero.
5 Marzo 2012
Sul vino pesa l’aumento Iva, no al 23%