Possiamo definirli bizzarri gli effetti della crisi economica sull'agricoltura. Le esportazioni di vino, nel 2012 hanno fatto segnare un saldo record con 4,7 miliardi di euro e un più 6%. Per contro, gli italiani consumano meno carne nazionale e si affidano alle importazioni di carne di bassa qualità. Ma andiamo per ordine.
Vino: l'export supera il consumo nazionale
Raggiungendo il valore record di 4,7 miliardi di euro (+6% ) le vendite di vino Made in Italy all'estero, nel 2012, hanno superato la spesa per il vino a livello nazionale. E’ quanto emerge da una analisi di Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi al commercio estero.
La vendita nazionale di vino ha fatto segnare all’estero il record storico e si classifica come il prodotto agroalimentare italiano più esportato nel 2012. Negli Stati Uniti il vino italiano - sottolinea la Coldiretti – ha superato lo storico tetto di un milione di euro in valore, con un aumento del 6 per cento mentre un incremento a due cifre si è registrato in Cina, dove le bottiglie tricolori stanno conquistando sempre più spazi di mercato (+17 per cento, da 66 milioni a 77 milioni). Oggi è l’intero continente asiatico a rivelarsi terra di conquista per i nostri prodotti, con un aumento netto del 20 per cento. Un risultato che riflette il cambiamento in atto nei consumi di vino a livello internazionale con cali nei produttori storici come Italia, Francia e Spagna e l’aumento che si sta invece verificando in altri Paesi come la Russia e la Cina che fanno segnare i tassi di crescita più elevati.
Carne: il carrello della spesa si svuota
Nei primi due mesi del 2013 la carne ha sensibilmente alleggerito il carrello della spesa degli italiani. Si è infatti registrato un calo del 7 per cento delle macellazioni. Per contro, ovviamente, gli italiani con più frequenza fanno scelte low cost. E’ quanto stima la Coldiretti in occasione della diffusione dei dati Istat sull’inflazione nel mese di febbraio 2013 che evidenziano tuttavia un aumento del 2,5 per cento per i prodotti alimentari. Rispetto allo stesso mese dello scorso anno i prodotti che hanno registrato i maggiori incrementi sono la frutta fresca che cresce del 7,6% e il vino in aumento del 4 per cento mentre sono addirittura in calo dell’1 per cento le quotazioni del pesce fresco di mare. Tra i molti prodotti alimentari che hanno registrato variazioni più basse dell’inflazione media ci sono il pesce fresco di acqua dolce che aumenta dello 0,6 per cento, il burro con lo 0,9 per cento, l’olio di oliva con l’1,7 per cento, la pasta con l’1,5 per cento e il pane con l’1,9 per cento mentre i vegetali freschi sono in crescita su base annua del 2,4 per cento. Con la crisi a cambiare non è solo il menu, ma ci sono ben 26 milioni di italiani che fanno la spesa low cost facendo lo slalom nel punto vendita, cambiando negozio, supermercato o discount, ma anche sperimentando canali alternativi senza rinunciare alla qualità come gli acquisti di gruppo, quelli on line o dal contadino.