24 Giugno 2026
RESA DEL MOSCATO: GIU’ LE MANI DA ULTERIORI INSOSTENIBILI RIDUZIONI

Tavolo di discussione giovedì 18 giugno al Palazzo di Vetro

Disaccordo tra viticoltori e industria, ma che la politica intervenga per un accordo ragionevole

Fissare la resa del Moscato vendemmia 2026 a 80 quintali/ettaro, così come proposta dalla parte industriale, non è accettabile e neppure sostenibile. Allo stesso modo, non lo è neppure il ribasso ventilato del prezzo delle uve. E’ quanto ha fermamente dichiarato, giovedì 18 giugno, Coldiretti Piemonte, con le Federali Asti, Alessandria e Cuneo, al Tavolo di confronto organizzato dall’Assessore Regionale Paolo Bongioanni al Palazzo di Vetro. In discussione, sostenibilità, economia e immagine delle DOCG Asti, Moscato e Canelli e loro produttori.

“Alla luce della greve situazione che le imprese vitivinicole stanno già attraversando, con i costi di produzione schizzati alle stelle, la resa 85 quintali ad ettaro, condivisa con la base associativa, è il limite massimo di mediazione concedibile” ha sottolineato Monica Monticone, membro di giunta di Coldiretti Piemonte con delega territoriale al settore vitivinicolo, nonché Presidente Coldiretti Asti. “Ricordiamo, che il Disciplinare di Produzione prevede la resa a 100 quintali/ettaro e già lo scorso anno i viticoltori avevano già affrontato il sacrificio di ridurla a 85 q.li/ha”.

Le imposizioni e gli atteggiamenti dell’industria non sono più tollerabili, tanto più, se si considera che parte della stessa, pur avendo siti di produzione sul territorio piemontese, assembla bevande o simil bevande, anche a base vino, senza utilizzare le produzioni regionali” commenta a caldo la Monticone.

“Più che fare di tutta l’erba un fascio, riteniamo sia opportuno adoperare un’analisi puntuale sulla condizione delle diverse industrie, per capire dove risiede il problema e, conseguentemente, definire strategie a valle e non a monte della produzione” osserva il vignaiolo e vice presidente Coldiretti Asti Gianfranco Torelli. “Diversamente, si rischia di impattare ulteriormente su un comparto già in decrescita; voglio ricordare che, in 40 anni, le aziende vitivinicole sono passate da 6000 a 2400. Ritengo che il rispolvero di un sano patriottismo da parte dell’industria, potrebbe giovare a tutti e rasserenare l’orizzonte”.

L’incontro di giovedì, seppur urgente e necessario, si è concluso con un nulla di fatto. Dalla parte politica, ci aspettavamo una presa di posizione al sostegno del comparto agricolo che, purtroppo, non c’è stata. Auspichiamo, ora, che la parte industriale torni sui suoi passi e che la politica recuperi terreno, comprendendo le gravi conseguenze, che un’ulteriore calo di resa e di prezzo potrebbe generare sulle 2400 aziende vitivinicole, danneggiandole pesantemente. Parimenti, che si renda conto che verrebbero altresì compromessi immagine, reputazione, economia e indotto di vino e territorio. Come Coldiretti non molleremo. I cambiamenti si accompagnano e non si impongono. Faremo la nostra parte fino in fondo”. 

Durante l’incontro, Monticone è anche tornata a sollecitare un tavolo di programmazione triennale, per evitare di giungere, ogni volta, a prendere decisioni al brucio a due mesi dalla vendemmia.

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