La battaglia di Coldiretti per rilanciare il settore lattiero caseario, è stata fin da subito una battaglia per ridare dignità agli “allevatori lattieri”. La più grande operazione di mungitura pubblica, nonostante il maltempo, realizzata anche in Piemonte da Coldiretti in collaborazione con A.R.A.P., l’Associazione Regionale Allevatori del Piemonte, ha ridato attenzione ad un comparto sopraffatto dal commercio globalizzato e dall'industrializzazione spinta all'eccesso.
Grazie alla manifestazione, i consumatori si sono riavvicinati a un alimento primario che in questo ultimo mezzo secolo è stato considerato alla stregua di ogni altro prodotto industriale, arrivando al punto di scrivere sulle confezioni: “prodotto nello stabilimento di...”, dimenticandosi completamente l'origine dell'allevamento e degli animali. Così i bambini non sono più in grado di associare il loro tazzone di latte alla vacca che lo ha prodotto. In realtà, anche molti adulti si sono scordati che il latte non è una semplice “cosa” da bere come può essere la coca cola, ma ha proprietà vitali e fondamentali per una dieta corretta ed equilibrata. L'industria alimentare, poi, ha declassato i derivati del latte con una serie di surrogati di scarso valore nutrizionale se non talvolta dannosi.
Sono però molteplici le problematiche che hanno tolto dignità ad uno dei mestieri più nobili della nostra agricoltura. L'agricoltura intensiva ha portato in competizione gli allevamenti del nord europa con i nostri ed una politica sbagliata ha fatto nascere un contenzioso infinito sulle quote latte. Il risultato è stato che oltre il 50% del latte consumato in Italia proviene dall'estero. A questo va poi aggiunto il falso made in Italy (per la maggior parte formaggi) prodotto all'estero ma spacciato per prodotto tricolore.
Un altro aspetto è quello della grande distribuzione organizzata e globalizzata. I supermercati si tengono una fetta sempre più grande del valore aggiunto dato dal latte. Praticamente agli allevatori vengono concessi 35 centesimi al litro, mentre il latte fresco viene rivenduto attorno a 1,60 euro.
Così dopo aver chiuso gran parte delle stalle, oggi gli allevatori italiani rimasti lavorano in perdita. Coldiretti chiede di distinguere con l’indicazione dell’origine in etichetta prodotti che ancora oggi ne sono privi, come latte UHT, formaggi ed altri derivati e vuole anche l’eliminazione della secretazione dei dati sull’importazione del latte e dei suoi derivati.
Un chiaro segnale di apertura è arrivato da Conad che ha fissato il prezzo da pagare per l’acquisto di latte alla stalla a 0,38 euro al litro. Una decisione maturata, ha spiegato l’Ad Conad Francesco Pugliese, per superare le tensioni che stanno crescendo nel mercato, perché è una questione di equità, per valorizzare l’italianità dei prodotti. L'obbiettivo di Coldiretti, condiviso da Conad, è di ridare la giusta dignità agli allevatori e ai consumatori: “il latte si fa mungendo le vacche, non spremendo gli allevatori”, ha rilevato Pugliese parafrasando anche lo storico slogan “Persone, oltre le cose”.
Conad, per i prodotti a marchio, utilizza già una filiera che garantisce latte e latticini 100% italiani. In questi giorni il latte fresco viene venduto da Conad a 1,20 € al litro, mentre il latte intero a lunga conservazione si trova nei punti vendita a 83 centesimi, il parzialmente scremato costa invece 72 centesimi.
6 Febbraio 2015
“Persone, oltre le cose”