14 Aprile 2019
Per le festività c’è il capretto a “Km 0”

Il marchio del Consorzio Piemonte, costituitosi ad Asti, si trova nelle migliori macellerie; Prezzi attorno ai 18 € al chilogrammo

Da quest’anno per il pranzo di Pasqua non potrà mancare il capretto 100% astigiano. Nelle macellerie di qualità basterà cercare il logo del Consorzio Allevatori Caprini del Piemonte, raffigurante la regione subalpina con le corna di un capretto, per essere certi di poter gustare una carne delicata, gustosa e facilmente digeribile grazie al suo basso contenuto di grassi.

Un anno fa, esattamente il 2 marzo 2018, di fronte a un notaio di Asti, un gruppo di allevatori piemontesi, capitanati da Simone Grappiolo di Roccaverano, costituirono il Consorzio che oggi può vantare un prodotto di estremo valore e con le massime garanzie qualitative e sanitarie. “Possiamo arrivare sulle tavole dei piemontesi – spiega Grappiolo - praticamente a chilometro zero e questo è una bella distintività rispetto a tanta carne di minor qualità che arriva dall’estero dopo aver percorso migliaia di chilometri”.

Il capretto Piemonte viene allevato per 60 giorni ed ha un peso variabile da 11 a 16 Kg. Gli allevamenti nell’Astigiano sono dislocati un po’ in tutti i comuni della provincia e in particolare nella Langa e nel nord. Per ora hanno aderito al sodalizio 18 allevatori per un totale di 6 mila capi produttori di latte e 10.000 capretti circa, ma molti altri allevatori hanno già fatto richiesta di iscrizione al nuovo Consorzio promosso da Coldiretti insieme ad Arap (l’Associazione degli Allevatori del Piemonte).

“Dopo aver portato alla ribalta il latte e i grandi formaggi caprini con in testa il Roccaverano – evidenzia Marco Reggio, presidente di Coldiretti Asti – si sentiva l’esigenza di portare all’attenzione dei consumatori l’alta qualità della carne dei capretti nostrani. Per questo è stato costituito il Consorzio Allevatori di Caprini del Piemonte ed ora comincia a farsi notare il marchio identificativo che non può che destare grande interesse da parte dei consumatori. Il tutto rappresenta un importante strumento di promozione sul territorio e il volano per far crescere economicamente il comparto”.

D’altra parte il comparto caprino piemontese è in crescita: sono 150 gli allevatori professionali con 25 mila capre in produzione.

“Il nostro non è solamente un interesse economico – puntualizza Grappiolo – ma è anche un discorso culturale che vogliamo portare avanti con convinzione all’attenzione dei consumatori. Per questo lavoriamo per aumentare ulteriormente la qualità delle produzioni e attivare opportuni sistemi di certificazione all’insegna della naturalezza”.
Per le festività quindi si possono trovare i primi capretti 100% Piemonte e sul nostro territorio 100% dell’Astigiani. Certo, per ora, non ce ne saranno per tutti, anche perché il costo non si discosta dai prodotti congelati che arrivano dall’estero dopo aver percorso, per giorni, migliaia di chilometri. Un capretto nostrano, sia direttamente dall’allevatore che nelle macelleria di alta qualità, si può trovare mediamente a un prezzo di 18 euro al chilogrammo.

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