17 Marzo 2012
No Caro Ministro, No Biotech

Sono considerazioni superficiali e scorrette quelle del Ministro dell’Ambiente Corrado Clini”. Non utilizza mezzi termini il presidente nazionale Coldiretti, Sergio Marini, per stigmatizzare le sconcertanti dichiarazioni sugli Ogm. Il Ministro, prima ha tentato una maldestra apertura al biotech, poi ha precisato con un superficiale “resta fermo il divieto degli Ogm in Italia ma è insensato frenare la ricerca”, quindi ha divulgato un twitter disarmante: “'Le racconto il caso del grano duro italiano: la famosa varietà Creso delle migliori paste italiane è il primo Ogm italiano''.
Da un Ministro tecnico – ha ribatte Marini - ci si attenderebbe maggiore rigore scientifico e soprattutto attenzione sull’impatto di certe dichiarazioni su un sistema produttivo così importante per la crescita del Paese”.
E' quindi giusto ricordare come in Europa oggi siano coltivati con organismi geneticamente modificati (Ogm) appena 114.290 ettari di terreno, pari a molto meno dello 0,001 per cento della superficie agricola totale europea che è di 160 milioni di ettari. Poi analizzando i dati dell'“International Service for the Acquisition of Agri-biotech Applications” (ISAAA), è giusto evidenziare come le superfici siano rimaste praticamente stabili negli ultimi cinque anni, nonostante le pesanti pressioni delle multinazionali sui poteri “salvifici” del biotech. Inoltre, su un totale di 27 paesi europei, sono solo 8 quelli dove si coltivano gli Ogm: in 6 è coltivato mais biotech (Spagna, Romania, Slovacchia, Portogallo, Polonia, e Repubblica Ceca) e in tre paesi (Germania, Svezia e Repubblica Ceca) patata “amflora” da seme.
La contrarietà delle Istituzioni della stragrande maggioranza dei paesi Europei e degli agricoltori è semplicemente dovuta all’atteggiamento intransigente dei cittadini europei, come dimostra l’ultimo sondaggio Eurobaromestro dal quale emerge come una netta maggioranza del 61 per cento (in aumento rispetto al 57 per cento del 2005) è molto contraria ai cibi geneticamente modificati. Tale percentuale è più alta in Italia, dove il 71 per cento dei cittadini ritiene che i cibi biotech siano meno salutari di quelli tradizionali secondo monitoraggio effettuato da indagini Coldiretti/Swg.
Il fatto che la percentuale sia rimasta sostanzialmente stabile nel tempo dimostra che si tratta di un convincimento fortemente radicato nella popolazione. “Una agricoltura che guarda al mercato – sottolinea Marini - deve rispondere ai bisogni dei cittadini che chiedono di consumare alimenti sani, senza modificazioni genetiche, in un ambiente non contaminato”.
Ed il il successo del cibo italiano, sottolinea Maurizio Soave, presidente provinciale Coldiretti - sta proprio nell’aver investito nella distintività e nel legame con il territorio che sono tutto il contrario della omologazione promossa dal biotech”.

I PRODOTTI OGM SONO MENO SALUTARI DI QUELLI TRADIZIONALI. LEI E’
2007 2008 2009 2010 2011
D’ACCORDO 66 73 75 73 72
IN DISACCORSO 34 27 25 27 28
Fonte: Indagine Coldiretti/Swg nei diversi anni

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