Sono 120 i vignaioli dell’Astigiano presenti al Vinitaly di Verona. Un numero considerevole sui 600 piemontesi e rispetto al totale di 4 mila espositori. Ieri nell’area della Regione Piemonte (Padiglione 9), c’è stato il consueto appuntamento istituzionale, con al centro delle attenzioni le manifestazioni del territorio, i paesaggi vitivinicoli candidati al Patrimonio Unesco e la valorizzazione della Barbera d’Asti Docg.
Nell’ampio panorama della più grande kermesse del vino sta emergendo come i piccoli vignaioli fortemente legati al territorio, di cui la provincia di Asti è sicuramente la massima espressione nazionale, rappresentino il vero motore dell’enologia.
Sono i dati a dimostrarlo, all’estero i piccoli produttori crescono il doppio rispetto ai grandi. Un’analisi presentata al Vinitaly da Coldiretti sulla base dei dati sul commercio estero nel 2010 di Mediobanca e dell’Istat, indica come le esportazioni di vino Made in Italy dei piccoli produttori sotto i 25 milioni di euro di fatturato siano cresciute in valore del 16 per cento, quasi il doppio dell’8,5 per cento fatto segnare dalle prime 103 società italiane produttrici di vino. “Questo significa - rileva il presidente provinciale Coldiretti, Maurizio Soave - che le grandi società del vino (che con un fatturato medio annuo oltre i 25 milioni di euro che rappresenta il 55% del mercato) sui mercati esteri sono cresciute la metà delle altre. Una situazione che si verifica nonostante i sostegni pubblici alla promozione all’estero siano indirizzati prevalentemente a favore delle grandi imprese”.
“La dimensione da sola non è sufficiente per garantire competitività e quindi il successo delle imprese che devono puntare sul legame con il territorio e sulla distintività che i nuovi concorrenti stranieri non possono offrire”, ha affermato il presidente nazionale Coldiretti Sergio Marini.
In questo senso la strada intrapresa da Coldiretti Piemonte (presentata anche allo stand al Vinitaly di Verona) di elaborare strategie di mercato con il Centro Studi Vini del Piemonte (ha sede a San Damiano d’Asti), è sicuramente un supporto giusto ed importante per i vignaioli. Accrescere ulteriormente la qualità dei vini in funzione delle richieste dei consumatori, puntando sulla tipicità e il legame con il territorio. Tutto questo attraverso un’organizzazione che garantisca una consulenza enologica adeguata e al passo con i tempi.
Secondo il rapporto Mediobanca, le grandi cooperative segnano riduzioni nei margini e nella redditività che sono in controtendenza rispetto a quanto emerge nelle altre società di capitali. Un andamento coerente, secondo Coldiretti, con una collocazione di mercato prevalentemente in fasce di prezzo competitivo e una politica commerciale caratterizzata da grandi volumi e sorretta per lo più dalla grande distribuzione organizzata.
Dall’indagine Coldiretti, presentata al Vinitaly durante l’incontro dall’eloquente titolo “Dal lavoro della vigna riparte l’economia” organizzato insieme a Città del vino, emerge esserci la necessità di impegnarsi in politiche di più forte differenziazione, innovazione e valorizzazione del legame con il territorio che rappresentano il vero valore aggiunto della cooperazione. “Gli stessi processi di riorganizzazione dimensionale hanno successo solo se legati all’esistenza o alla creazione di sbocchi di mercato remunerativi, altrimenti possono addirittura dimostrarsi dannosi., ha ammonito il presidente Marini nel sottolineare che “purtroppo le uve nelle cantine sociali sono state spesso sottopagate ai viticoltori ad importi che rappresentano in media appena il 15 per cento del prezzo di vendita delle bottiglie”.
LA CRESCITA DEL VINO ITALIANO ALL’ESTERO
2009 2010 Variazione %
Imprese con fatturato oltre i 25 milioni 1,89 2,05 + 8,5
Imprese con fatturato sotto i 25 milioni 1,62 1,89 + 16
TOTALE 3,51 3,93 + 12
Fonte: Elaborazioni Coldiretti su dati Mediobanca e Istat
9 Aprile 2011
Il Vinitaly del legame col territorio