Il fenomeno Ruchè, il “Barolo del Monferrato”
Un vino che non conosce crisi, anzi in forte ascesa
In soli due giorni di festa sono state vendute oltre mille degustazioni e tremila bottiglie. Ogni anno la produzione aumenta del 30% e da meno di 100 mila bottiglie degli anni Duemila, siamo arrivati a 800 mila bottiglie vendute con un alto valore aggiunto
Nello scorso week end si è svolta alla Mercantile la Festa del Ruchè di Castagnole Monferrato. Giunta all'ottava edizione possiamo dire abbia decretato la definitiva affermazione di questo vino. Al sabato sera i produttori (una trentina i presenti su un totale di quasi quaranta) hanno dovuto limitare gli ingressi per eccesso di pubblico. Sono stati venduti oltre mille calici da degustazione e oltre 3 mila bottiglie.
Questa piccola Denominazione di Origine Controllata e Garantita viene prodotta in 7 comuni, oltre a Castagnole Monferrato, a Grana, Montemagno, Portacomaro, Refrancore, Scurzolengo, Viarigi.
“In totale con l'annata 2014 sono state imbottigliate 800 mila bottiglie”, ci spiega Luca Ferraris che è il presidente del Consorzio di Tutela del Ruchè. “Ad inizio anni Duemila si producevano meno di 100 mila bottiglie ed è in queste ultime tre annate che abbiamo registrato un vero exploit, si è passati da 420 mila bottiglie vendute, alle 630 mila dell'annata 2013 e appunto alle 800 mila attuali, praticamente con un incremento annuo del 25-30%”.
Il Ruchè non conosce crisi e, vista la propensione a collocarsi nella fascia alta dei mercati, è stato già ribattezzato il “Barolo del Monferrato”.
“E pensare – rileva Ferraris – che negli anni Settanta e Ottanta era quasi scomparso, qui si preferivano Barbera e Grignolino. Poi c'è stata una svolta, paradossalmente agevolata dalla Flavescenza Dorata, la malattia della vite alla quale il Ruchè è più resistente di altre varietà. Ma soprattutto grazie ad alcuni produttori che hanno sempre creduto nelle potenzialità di questo vino, penso ad esempio ai Crivelli, ai Gatto ai Cavallero. In questi ultimi anni, grazie all'attività del Consorzio, con la partecipazione alle fiere più importanti, come il ProWein di Dusseldorf, abbiamo anche allargato i confini”.
Oggi il 30% di Ruchè viene venduto all'estero, in mercati come Stati Uniti e Giappone, dove il valore aggiunto è maggiore. “Forse anche perchè - sottolinea Ferraris – il gusto del Ruchè è unico e non si trova in nessuna altra parte del mondo. E poi perchè in questi ultimi anni il livello qualitativo è cresciuto molto. Chi ha vissuto tutte e otto le edizioni della nostra Festa può testimoniare la crescita qualitativa. Della quarantina di produttori, una decina produce circa il 70% del prodotto totale e questo agevola anche un'offerta uniforme sui mercati”.
Per altro, quando si parla di un vino con peculiarità particolari non lo si fa a caso. Il Ruchè è un vino particolarmente difficile da produrre. “Anche la gestione in vigneto delle uve – aggiunge Ferraris - non è facile. Pensate che coltivare Ruchè significa avere costi superiori quattro volte rispetto a un vitigno internazionale, come Cabernet, Merlot o Syrah. Poi gestire la fermentazione di un prodotto che in ogni caso supera sempre i 14 e anche i 15 gradi, è sempre molto difficoltoso.
Quando è stato rivisto il disciplinare produttivo – conclude Ferraris – si è deciso di eliminare la tipologia amabile e di puntare tutto sul secco, non solo perchè i grandi vini sono tutti ben strutturati e tannici, ma soprattutto perchè la tipologia amabile era il “salvagente” quando qualcosa andava male in cantina. Oggi non è più così e il Ruchè è il nostro Barolo del Monferrato”.
Ruchè, se lo assaggi ti innamori
Il caso degli australiani ogni settimana in visita nel Monferrato
Nonostante l'ascesa nel gotha enologico sia relativamente recente, il Ruchè di Castagnole Monferrato ha saputo fin da subito ritagliarsi una dimensione internazionale importante. E' un vino con peculiarità particolari e chi lo conosce se ne innamora. E' il caso dei titolari di una agenzia turistica australiana che con il Ruchè hanno deciso di lavorarci. Visitando il museo delle contadinerie allestito nei crutin di Luca Ferraris, ci siamo imbattuti in un gruppo di turisti arrivati da Sidney e ogni settimana dall'Australia ne arrivano altrettanti, per tutto l'anno.
Il Ruchè incontra i favori soprattutto dei giovani, è apprezzato dalle donne e penetra meglio nei mercati Usa, dove le mode enoiche solitamente arrivano per prime.