La sburocratizzazione del settore vitivinicolo sta diventando finalmente una realtà. L'input partì alcuni mesi fa dalla commissione vitivinicola di Coldiretti Piemonte, presieduta dal presidente della federazione di Asti, Maurizio Soave, che presentò il decalogo per la semplificazione. La Regione Piemonte, recependo le istanze Coldiretti, ha già attuato alcuni provvedimenti agevolativi ed ora i punti del decalogo semplificazione sono confluiti nel piano “Salva Vino” presentato al Vinitaly di Verona dalla Confederazione nazionale Coldiretti.
Sono previste una serie di misure per semplificare il carico burocratico senza ridurre l’efficacia delle attività di controllo. Innanzitutto, serve realizzare un sistema informatico unico di gestione capace di garantire un coordinamento tra gli enti coinvolti nel controllo e nella gestione, eliminando gli adempimenti “doppioni” a carico delle imprese e introducendo l’autocontrollo da parte dell’imprenditore, controlli a campione basati su analisi dei rischi e garanzia della tracciabilità e rintracciabilità delle partite di vino.
Si punta poi a far diventare il fascicolo aziendale anche uno “strumento unico dell’impresa viti-vinicola” attraverso il quale adempiere agli obblighi e acquisire automaticamente le autorizzazioni per cui non è necessaria una valutazione discrezionale, sostituendo l’attuale sistema di autorizzazioni con l’invio di semplici comunicazioni. In questo modo si potrebbe abbattere il numero di adempimenti da 70 a 40 e ridurre del 50 per cento il tempo perso nella compilazione dei documenti. Nella fase della produzione di uva, le pratiche si potrebbero addirittura ridurre dalle attuali 9 ad un sola comunicazione. In quella di trasformazione dell’uva in vino sarebbe possibile eliminare 15 registri di cantina cartacei sostituendoli con un unico registro telematico, ma anche cancellare o semplificare ulteriori 14 adempimenti. Più informatizzazione anche nella fase di imbottigliamento, con 2 pratiche eliminate e altre tre razionalizzate.
“Appesantire inutilmente i carichi burocratici per i riconoscimenti dei vini a denominazione di origine significa indebolire il legame del vino con il proprio territorio, ridurre la competitività del Made in Italy e favorire la delocalizzazioni verso l’estero anche per effetto dall’annunciata liberalizzazione dei diritti di impianto, dello zuccheraggio e della nuova categoria dei vini varietali senza legame con il territorio di produzione”, ha affermato il Presidente della Coldiretti Sergio Marini.
Da qui il piano “salva vino” di Coldiretti.
Oltre 1.000 le norme che attanagliano il settore, contenute in circa 4.000 pagine di leggi, decreti, regolamenti, direttive, circolari, delibere, comunicazioni, note regionali, nazionali ed europee.
100 i giorni di lavoro impiegati dalle Cantine per la burocrazia;
70 le incombenze burocratiche che pesano sul vitivinicolo;
20 i soggetti interessati ai provvedimenti burocrati del settore (dal Ministero, alle Province e i Comuni, fino ad Agea, Dogane, Asl, Forestale,GdF, Nac, Nas, CCIAA ecc..);
10% è la riduzione dei terreni per i vini Doc negli ultimi 4 anni;
200 mila bottiglie di vino scompaiono ogni giorno per il peso della burocrazia.