1 Settembre 2020
Al via la vendemmia 2020

Vendemmia: nell'anno in cui nulla è normale, l'annata 2020 potrebbe rivelarsi nella norma

Con settembre entra nel vivo la raccolta delle uve: le positive indicazioni di Coldiretti Asti; il direttore Diego Furia: “Vigiliamo su eventuali speculazioni sul mercato delle uve”

“Speriamo possa essere un importante e duraturo segnale di normalità, in un anno in cui non c'è stato nulla di normale”. Così il presidente di Coldiretti Asti, Marco Reggio, in merito all'avvio della vendemmia annata 2020. “Facendo gli opportuni scongiuri, per ora, salvo alcune zone colpite dal maltempo, le uve sono sane, di buona qualità e i quantitativi sostanzialmente nella media”.

In ogni caso, con settembre, la vendemmia entra nel vivo con l'inizio ufficiale della raccolta delle uve Moscato d'Asti. “Siamo in presenza di un buon prodotto – rileva il direttore di Coldiretti Asti, Diego Furia -, rileviamo gradazioni anche notevoli a seconda dell'esposizione dei terreni. Per ora possiamo sicuramente essere soddisfatti. Per la Barbera d'Asti, l'andamento climatico del mese, sarà fondamentale per decretarne l'effettivo valore dell'annata”.

Nell'Astigiano la vendemmia è iniziata una quindicina di giorni fa, prima con la raccolta di pinot e chardonnay atti alla produzione dell'Alta Langa Docg e degli altri spumanti. Da questo fine settimana, alle uve Moscato d'Asti Docg, si aggiungerà la raccolta delle altre uve per la produzione dei vini bianchi fermi come ad esempio il Cortese dell'Alto Monferrato Doc e la nuova Docg Terre Alfieri Arneis, dal 10 settembre sarà la volta delle uve a bacca nera per la produzione dei vini rossi come Dolcetto d'Asti Doc,  Grignolino d'Asti Doc, Freisa d'Asti Doc e Ruché di Castagnole Monferrato Docg. Dal 15 del mese è prevista la raccolta delle prime uve Barbera d'Asti Docg, quelle che hanno subito un diradamento volontario dei grappoli, mentre il grosso sarà staccato da inizio ottobre. Come ogni anno la vendemmia si concluderà con le uve nebbiolo, per produrre l'Albugnano Doc e il Terre Alfieri Nebbiolo Docg . “Le piogge di giugno e luglio e in parte anche di agosto – rileva Secondo Rabbione, responsabile del Centro Studi Vini del Piemonte –, hanno posticipato la raccolta rispetto alle primissime previsioni, non siamo quindi in presenza di un'annata particolarmente precoce rispetto all'andamento di questi ultimi anni. Per una corretta maturazione delle uve, occorre anche considerare situazioni molto diversificate a seconda degli areali, dell'esposizione dei terreni e delle pratiche colturali messe in atto dai viticoltori. In ogni caso, ci aspettiamo un aumento delle rese produttive mediamente del 20% rispetto all'anno scorso”.

Per il resto la prima vendemmia post Covid si presenta con la forte criticità del reperimento della manodopera. “Ci stiamo arrangiando – rileva il presidente Reggio che egli stesso è un produttore di uve con vigneti nella zona del Nizza Docg – con familiari, conoscenti e amici. Di certo la burocrazia non ci ha aiutato, neanche in questo momento difficile. Stiamo ancora aspettando l’attivazione di protocolli di quarantena attiva degli stranieri, ma molti che  ogni anno erano disponibili per la vendemmia, quest'anno hanno ormai rinunciato a venire in Italia. Sicuramente, se avessero semplificato i voucher ci sarebbero state meno apprensioni e meno problemi nell'assoldare studenti e pensionati italiani”.

Ora molti viticoltori si aspettano, con altrettanta apprensione, i riscontri sul mercato delle uve. “Stiamo vigilando – ammonisce il direttore Furia – su eventuali speculatori. Alcune avvisaglie del risveglio dei “furbetti” delle filiere, le stiamo già rilevando sul mercato delle nocciole. In Piemonte, e tanto più nell'Astigiano, non c'è alcun motivo per una riduzione del valore delle uve rispetto all'anno passato. Ci sono almeno tre motivi importanti da rilevare: le scorte nelle cantine, come hanno anche dichiarato recentemente i Consorzi dei vini, sono in linea con le ultime annate; l'adesione alla distillazione dei vini e la vendemmia verde sulle uve è stata pressoché insignificante; l'unico canale di vendita in forte difficoltà è stato l'Horeca, in cui operano notoriamente le cantine che producono vini direttamente con le loro uve che quindi non vengono contrattate sul mercato”.

“Eventuali speculazioni – conclude Reggio –, con il tentativo di acquisire uve a buon mercato, sarebbero una beffa perché rischierebbero di destabilizzare l'intero comparto in un momento in cui si sta riuscendo, nonostante tutto, a mantenere un livello adeguato dei consumi e del valore sui mercati”.