7 Novembre 2011
2011: un’annata da arricchire?

Dal gennaio di quest’anno opera a San Damiano d’Asti il Centro Studi Vini del Piemonte. Convenzionato con Coldiretti, Impresa Verde e Consorzio Agrario del Nord Ovest, il laboratorio è dotato di moderne attrezzature per le analisi delle uve e dei vini e monitora costantemente le peculiarità delle produzioni piemontesi, mettendo a confronto migliaia di campioni. Per la qualità dei vini dell’annata 2011 questo è il momento topico in cui le cantine devono affinare le tecniche di vinificazione. Grazie al responsabile del Centro, l’enologo Secondo Rabbione, abbiamo tracciato un quadro della situazione da cui emerge anche la singolarità del “Piemonte vitivinicolo” che ogni anno decreta l’annata sfavorevole nonostante un’eccelsa produzione dal punto di vista analitico.

UN’OTTIMA ANNATA
Considerato il decorso della maturazione delle uve e i risultati della vendemmia 2011 possiamo tranquillamente confermare le prime impressioni, ovvero un’annata ottima sotto ogni profilo, che regalerà ai produttori e ai consumatori le soddisfazioni che si meritano.
E’ stato necessario gestire al meglio le difficoltà e le potenzialità che si presentavano alla vendemmia, in particolare per quanto riguarda l’accumulo dei composti fenolici e la maturità fenolica, molto condizionata dalle scelte colturali e dallo stato di maturazione.
Il decorso della maturazione sappiamo essere stato caratterizzato da elevate temperature che hanno condizionato in misura diversa l’evoluzione dei costituenti dell’uva.
In ogni caso, la concentrazione di acido malico è diminuita costantemente nel corso della maturazione. Sui vitigni a maturazione precoce la sua presenza si è registrata sensibilmente ridotta rispetto ai valori rilevati con le curve di maturazione degli anni precedenti.
Le elevate temperature di fine agosto hanno anche condizionato la concentrazione di acido tartarico, l’acido organico più forte e più dissociato nel mosto, anch’esso presente in misura sensibilmente ridotta rispetto alla normalità.
Anche la presenza di fonti azotate ha condizionato in vario modo l’evoluzione delle fermentazioni e la qualità dei mosti e dei vini.
L’accumulo degli zuccheri è stato regolare e continuo, raggiungendo valori molto elevati e mettendo a rischio, in alcuni casi, il regolare decorso delle fermentazioni.
Ora in cantina occorrerà gestire al meglio le potenzialità espresse in vigneto, mettendo a regime le tecniche di affinamento più adeguate, per ottimizzare le caratteristiche sensoriali che ogni vino può esprimere.
Con questi presupposti, chi ha lavorato bene, prima in vigneto e poi in cantina, ha raggiunto gradazioni alcoliche importanti e livelli qualitativi eccellenti.

IL “CASO PIEMONTE”
Resta il fatto che anche quest’anno sono stati approvati da parte della Regione i decreti di arricchimento.
Di fronte ad una annata così buona e generosa la domanda che sorge spontanea è chiedersi di che cosa stiamo parlando; perché dobbiamo arricchire ma soprattutto cosa dobbiamo e vogliamo arricchire.
Dove stanno i vini da arricchire; questo vogliamo capire, perché quest’anno più che in passato mancano i presupposti per l’arricchimento.
Ormai da anni le nostre domande non hanno risposta…
Nella tabella di seguito vengono messi a a confronto il grado alcolico medio delle annate 2010 e 2011. Il dato medio deriva da migliaia di campionature e di analisi effettuate presso il laboratorio del Centro Studi Vini del Piemonte.
A tutti coloro che parlano di qualità e prospettano, ogni giorno, nuove soluzioni per il futuro dei nostri vini e delle nostre colline, suggeriamo di fermarsi a riflettere.

  2010
Grado alcolico medio
 
2011
Grado alcolico medio
 
Campionature dichiarate BARBERA D'ASTI
 
13,63
 
13,97
 
Campionature di
VINO ROSSO
 
12,83
 
13,09
 

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