La volontà dei “Barbera Mat” (i giovani vignaioli con meno di 25 anni di età) è di portare alle istituzioni preposte alcune modifiche legislative per adeguare la produzione di Barbera d'Asti Docg verso le loro esigenze e quella dei loro coetanei consumatori. Il tutto suffragato dall'intervento, al Forum Coldiretti dell'Economia Agroalimentare dell'Astigiano, del professore Giovanni Peira, docente dell'Università di Torino, che ha profilato il consumatore della generazioni “Y” e “Z”, giungendo alla conclusione che si va sempre più verso un consumo consapevole del vino e che quindi si cercano sempre più prodotti cosiddetti “Premium”, di alta gamma. D'altra parte, ha dichiarato il presidente di Coldiretti Asti, Marco Reggio, “se da un lato le aziende vitivinicole di questi nostri giovani (ma anche molte altre nostre associate) devono ricavare da una bottiglia di Barbera d'Asti Docg almeno fra 5,50 e 10 euro per avere un sano bilancio aziendale, ancora oggi nella grande distribuzione si trovano bottiglie della stessa tipologia, e talvolta anche con l'affinamento “Superiore”, a meno di 2 euro al litro e comunque mediamente attorno ai 5 euro”.
Un problema di identità per la Docg, se si pensa come nelle enoteche online la media di vendita delle Barbera d'Asti Docg è di 15 euro, ha rilevato Coldiretti Asti con una propria indagine su tredici siti e-commerce. A suffragare la fondatezza delle esigenze dei “Barbera Mat” c'è anche la media di vendita della Barbera d'Asti Docg nell'enoteca regionale di Nizza Monferrato che, applicando un ricarico minimo, è oltre i 10 euro a bottiglia.
In pratica i produttori vorrebbero alzare ulteriormente l'asticella della qualità, avendo individuato, così come confermato nel suo intervento dal presidente del Consorzio di tutele della Barbera d'Asti, Filippo Mobrici, un quantitativo elevato di prodotto Docg in circolazione. “Ci sono almeno 7 milioni di bottiglie di Docg – ha spiegato Luigi Franco, vice direttore di Coldiretti Asti, esponendo con dati e grafici i dati dell'annata – che vengono riclassificate verso le denominazioni di ricaduta”.
Ecco quindi la necessità di intervenire con opportune modifiche tecniche che i “Barbera Mat” individuano in una diversa riclassificazione del vino e nelle opportune modifiche al disciplinare produttivo della Docg. “Il problema – ha detto Mobrici – nasce quando è stata istituita la Docg senza aumentare i parametri qualitativi”.