4 Marzo 2013
Il mondo del Moscato è molto più unito

E' stata molto più di una conferenza stampa quella vissuta dai produttori di moscato il 1° marzo a Canelli. Indetta da Assomoscato e Coldiretti insieme a Muscatellum e all'Associazione dei Comuni del Moscato, per illustrare la sentenza positiva del Tar del Lazio che di fatto esclude il territorio del Comune di Asti dal disciplinare di produzione del Moscato, la partecipatissima riunione è stata l'occasione per parlare di strategie future per salvaguardare i redditi dei produttori dei 52 Comuni.
Il ricorso vinto contro la “Castello del Poggio” facente parte del gruppo Zonin, è stato illustrato dagli avvocati Ludovico Isolabella che è anche produttore di Moscato a Loazzolo, Nicola Pietrantoni e Antonio Papi Rossi. Seppur intricata, la vicenda, secondo i legali, avrebbe fatto emergere tutta una serie di errori nell'iter di approvazione dell'allargamento della zona Moscato al Comune di Asti.
I legali hanno sottolineato come spetti esclusivamente ai produttori definire i confini della zona di produzione della Docg, rimarcando come la legge non permetta ad un privato, al contrario di quanto avvenuto nel caso specifico, di avanzare una richiesta di allargamento della zona produttiva. “Per inserire una nuova zona – ha appassionatamente “arringato” l'avvocato Isolabella – occorre che ne faccia richiesta il 50% più un produttore e che essi rappresentino almeno il 66% del terreno vitato”.
Ma la di là degli aspetti legali, per altro seguiti attentamente anche dal Sindaco di Asti, il presidente provinciale Coldiretti, Roberto Cabiale, il presidente dell'Associazione produttori Moscato, Giovanni Satragno, e i portavoce dei Sindaci, hanno rimarcato come il Tar del Lazio abbia riparato ad un gesto di profonda ingiustizia nei confronti dei produttori.
“La sentenza del Tar – ha spiegato Roberto Cabiale presidente Coldiretti Asti e membro di Giunta regionale con delega al settore vitivinicolo - è un atto di giustizia verso l'economia del territorio e una chiara affermazione della qualità della nostra vitivinicoltura. Al di là della querelle burocratico-amministrativa risolta a nostro favore – ha sottolineato Cabiale – siamo soddisfatti per aver tutelato al meglio i nostri associati e per aver fatto salvi i principi democratici di autogoverno della filiera vitivinicola. Con più riunioni pubbliche la nostra base associativa si era infatti espressa negativamente all'inserimento del comune di Asti nel disciplinare produttivo del Moscato d'Asti Docg. Questo per due motivi: l'eventuale danno economico derivante dall'allargamento della zona di produzione, che sostanzialmente dava atto a una maggiore disponibilità di prodotto sul mercato; la salvaguardia dei presupposti qualitativi del Moscato d'Asti Docg che storicamente non viene contemplata sul territorio del comune di Asti”.
“Per tutti noi produttori di Moscato d'Asti Docg – ha rimarcato il presidente dell'Associazione Produttori Moscato, Giovanni Satragno – oggi è un giorno di festa perchè con la sentenza del Tar si è fatto giustizia su una vicenda che denotava forti tratti di “arroganza” dalla parte a noi avversa”.
I produttori del Moscato, si sono da sempre opposti all'inserimento del Comune di Asti, e in ogni caso, a un qualsiasi allargamento della zona, motivandolo come un atto a salvaguardia della qualità dell'uva e quindi del vino. Circostanza questa anche approfondita dai legali che hanno discusso il ricorso ribadendo, dati alla mano, come il Comune di Asti non possa considerarsi storicamente un produttore di Moscato e che lo stesso nome di Asti inserito nella denominazione di origine non faccia riferimento al territorio del comune, bensì a quello della provincia. Di certo il territorio in questione, ai confini con Portacomaro e Castell'Alfero, non avrebbe le medesime peculiarità della zona contemplata nel disciplinare di produzione, ed anzi un eventuale suo inserimento provocherebbe sicuramente, nuove richieste di allargamento, rischiando nel tempo lo spostamento della produzione in nuovi territori più pianeggianti. Tutto questo non potrebbe che tradursi nell'abbandono della zona storica, con relativo degrado ambientale, dove le rese produttive sarebbero sicuramente inferiori e decisamente i terreni meno agevoli da lavorare.
Da sottolineare come questa vittoria al Tribunale amministrativo, abbia ricompattato notevolmente tutta la filiera del Moscato, apparsa ora molto più unita e determinata nella difesa del proprio prodotto.
In definitiva, come sottolineato da Giovanni Satragno, “questa sentenza ha avuto il grande pregio di far cambiare il vento e di far sbocciare una diversa collaborazione fra i vari enti”, così come testimoniato dal funzionario della Regione Piemonte, Enrico Zola, e dal direttore e dal presidente del Consorzio di tutela dell'Asti, Giorgio Bosticco e Gianni Marzagalli. Quest'ultimo, dopo anni di dissapori fra i produttori per le continue richieste di aumentare la resa produttiva da parte dell'Ente di tutela, ha sottolineato come il Consorzio non voglia in nessun modo formulare piani di incremento della produzione.

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