27 Maggio 2026
L’impatto indiretto sostanziale del CBAM sul Settore Primario

Lo stop del CBAM e la sospensione per un anno dei dazi, sull’import di ammoniaca, urea e fertilizzanti, devono viaggiare di pari passo

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In attesa che la Commissione Europea definisca accordi commerciali multilaterali, standard ambientali internazionali e sussidi mirati, per regolare i mercati e tutelare agricoltura/zootecnia italiana ed europea, la sospensione temporanea per 12 mesi delle tariffe doganali, su ammoniaca, urea e altri fertilizzanti azotati essenziali per l’agricoltura e per la zootecnia, varata al Consiglio dell’UE lo scorso 22 maggio, resta una misura insufficiente. Servono anche lo stop temporaneo del CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism), meccanismo dell'Unione Europea per applicare un "prezzo al carbonio" sulle merci importate da Paesi extra-UE e un passo indietro sull’ETS, il sistema di scambio delle quote di emissione di Anidride Carbonica dei concimi.

Ancora una volta, da tale consesso emerge l’incapacità di produrre azioni di visione e prospettiva di più ampia visione, a tutela degli agricoltori, e non solo, colpiti da crisi energetica e da rincari.

Sebbene il CBAM non colpisca direttamente i prodotti alimentari, l’impatto indiretto di ricaduta sul Settore Primario resta sostanziale. Tra le principali criticità che ne conseguono, si evidenziano: l’impennata dei costi di produzione agricola riflessi da quelli su fertilizzanti minerali e chimici, come, ad esempio: azoto e urea; la perdita di competitività a causa dell’aggravio dei costi energetici e di concimazione subiti dagli agricoltori italiani ed europei, rispetto ai concorrenti dei Paesi terzi, invece, dispensati da tale quid; il rischio rincari per i consumatori, alimentando, così, anche l’inflazione.

CBAM e dazi doganali tradizionali sono due strumenti di politica commerciale profondamente diversi, ma strettamente interconnessi nel mercato globale. Mentre il CBAM è un “dazio di compensazione ambientale”, i dazi tradizionali sono barriere tariffarie di protezione economica interna dalla concorrenza estera.

“In questo periodo storico, la sospensione/revisione del CBAM deve rientrare tra le azioni minime indispensabili, da adottare in parallelo alle altre misure d’emergenza individuate” commenta la Presidente Coldiretti Asti Monica Monticone.  “Ancora una volta, i fatti dimostrano come, alla luce del sopraggiunto scenario geopolitico, Bruxelles offra risposte parziali senza misurarsi con gli effettivi bisogni delle imprese, rendendo illogiche le restrizioni che oggi comprimono l’agricoltura”.

“Senza lo stop al CBAM, si rischia di vanificare i benefici della sospensione dei dazi, generando costi aggiunti sulle nostre imprese agricole” prosegue il Direttore Coldiretti Asti Giovanni Rosso. “Tuttavia, questo non significa non voler garantire la sostenibilità globale, piuttosto, si tratterebbe di richiedere una misura temporanea, in attesa che a Bruxelles definiscano urgenti accordi commerciali multilaterali, standard ambientali internazionali vincolanti e sussidi mirati. Inoltre, Coldiretti e Filiera Italia sollecitano l’istituzione di un fondo europeo straordinario volto a sostenere le imprese agricole colpite dall’aumento dei costi, senza andare ad utilizzare le risorse Pac. Di concerto, urge accelerare la semplificazione normativa e la piena liberalizzazione dell’impiego del digestato agricolo”.

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