Tra le fila, anche Coldiretti Asti con la presidente Monica Monticone
Al centro la madre di tutte le riforme sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale, con tracciabilità sull’origine
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Gli agricoltori potrebbero recuperare almeno 20 miliardi di euro, se venisse modificata la norma dell’ultima trasformazione sostanziale nell’attuale codice doganale che, in questa difficile fase, potrebbero contribuire a mitigare l’effetto rincaro dei costi di produzione e combattere gli aumenti dei prezzi al consumo. Per conseguenza della guerra in Iran energia, gasolio e concimi sono andati alle stelle; complicato anche l’approvvigionamento. Il tutto, sta mettendo a rischio semine e produzione alimentare, favorendo l’incremento di alimenti ultra-trasformati.
Questa, è l’analisi della Coldiretti in mobilitazione oggi al Brennero con 10mila agricoltori provenienti da tutte le regioni e province d’Italia, Asti inclusa, al seguito della Presidente Monica Monticone e del Direttore Giovanni Rosso, ancora una volta, accanto presidente nazionale Ettore Prandini e al segretario generale Vincenzo Gesmundo.
“Con il Brennero” dichiara il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo “prosegue un percorso di mobilitazione volto a rivendicare un cambiamento non più rinviabile. Al centro c’è la madre di tutte le battaglie sindacali: la revisione della normativa sull’ultima trasformazione sostanziale nel codice doganale, un meccanismo che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. Una distorsione che indebolisce il sistema produttivo e inganna i consumatori. Una battaglia per l’origine che è da sempre una priorità sindacale per Coldiretti e che pochi giorni fa ha ottenuto anche un risultato storico, con l’approvazione della legge sui reati agroalimentari, ispirata alla cosiddetta “Legge Caselli”, giunta dopo oltre un decennio di impegno e fondamentale per rafforzare la lotta alle agromafie e garantire maggiore chiarezza lungo tutta la filiera”.
“L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, ed è proprio per difendere questo patrimonio che siamo qui oggi” sottolinea il presidente Prandini. “Non si tratta solo di un contributo al Pil, ma di un netto presidio economico, sociale e occupazionale sui territori, che non può più essere esposto agli effetti distorsivi del codice doganale. Oggi assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Per questo, è fondamentale rafforzare strumenti come i contratti di filiera, che rappresentano una risposta concreta per garantire equità lungo tutta la catena del valore, dando stabilità alle imprese agricole e costruendo un rapporto più equilibrato con il mondo della trasformazione”.
“Servono accordi chiari e trasparenti che valorizzino la materia prima agricola e consentano di redistribuire correttamente il valore” prosegue Monticone. “Per queste ragioni, chiediamo con forza un intervento a livello europeo che consenta di superare le attuali distorsioni e di restituire agli Stati membri la possibilità di definire, con chiarezza, l’origine dei prodotti a partire dalla materia prima agricola. Non si tratta di penalizzare l’industria di trasformazione, ma di ristabilire regole eque e trasparenti lungo tutta la filiera”.
“Il cibo è una componente strategica della sicurezza nazionale e il tema dell’origine incide direttamente sulla sovranità economica del Paese. Difendere il valore della produzione agricola” conclude Rosso, “significa tutelare un interesse collettivo e garantire autonomia in un settore essenziale. In questo quadro si inserisce anche il tema della pace. I conflitti in corso stanno già producendo effetti devastanti sulle filiere agricole, sui costi di produzione e sul potere d’acquisto delle famiglie. E, ancora una volta a pagarne le conseguenze economiche sono agricoltori e consumatori. La stabilità internazionale è una condizione indispensabile per difendere la sovranità alimentare ed economica: dire no alla guerra è una scelta etica e morale, cin grado di incidere, quindi di avvantaggiare, direttamente sulla tenuta economica delle imprese e sulla sicurezza del Paese”.
Queste richieste approderanno giovedì a Roma direttamente al tavolo del Commissario europeo alla Salute, Olivér Várhelyi, perché si arrivi a decisioni subitane e concrete, non più rinviabili.
La mobilitazione è sostenuta dalla campagna #nofakeinitaly sui canali social ufficiali di Coldiretti.